mercoledì , 24 maggio 2017
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RIFORMA DELLA SCUOLA. Il Forum ricevuto in audizione al Senato

Il Forum è stato ascoltato dalla Commissione pubblica istruzione del Senato sui decreti di riforma della scuola che dovranno essere votati dai parlamentari. La delegazione del Forum guidata dal vicepresidente, Maria Grazia Colombo, ha depositato un’ampia relazione. Ecco il testo:

Roma, 7 febbraio 2017

Gent.mo Presidente, gent.mi Commissari,

desidero innanzitutto esprimere il ringraziamento del Forum delle associazioni familiari per questa audizione sui decreti legislativi in attuazione delle deleghe previste dalla legge 107/2015, audizione che ci offre l’opportunità di portare il contributo delle famiglie che  rappresentiamo.
Abbiamo cercato di evidenziare alcuni temi che come famiglie ci coinvolgono nel dibattito per una scuola di qualità per tutti e per ciascuno.
Ecco alcuni punti che offriamo alla Vostra attenzione per un dibattito costruttivo:
La Costituzione indica come prioritaria la corresponsabilità educativa tra famiglie e istituzioni scolastiche, e di conseguenza mondo del lavoro. Lavoro ed educazione sono le priorità delle famiglie, che vanno perseguite in una stabile relazione e collaborazione con la scuola;
Scuola non come luogo di contrattazione o scontro ma di dialogo e alleanze;
Genitori che interagiscono con i docenti in un sistema scuola plurale;
Scuola più autonoma che costruisce reti tra istituzioni favorendo la cooperazione tra scuole statali e scuole paritarie.
Come famiglie poniamo grande aspettativa nei decreti legislativi ma manifestiamo comunque qualche perplessità in particolare con riguardo all’inclusione scolastica, alla valutazione delle competenze, al sistema integrato 0-6 anni e alla revisione dei percorsi dell’istruzione professionale.

1 – Schema di decreto legislativo recante norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità (atto n. 378)

Con riguardo all’atto n. 378 manifestiamo una grave perplessità sull’art. 3, comma 2, relativo alla definizione ed assegnazione del personale ATA e delle risorse a ciò destinate.
Le lettere a) b) e c) infatti fanno riferimento esclusivamente alla scuola statale, violando il principio di parità scolastica stabilito dalla tuttora vigente legge n. 62/2000, che nel sistema pubblico di istruzione include sia le scuole statali sia le paritarie. L’attuale formulazione viola inoltre il diritto costituzionale all’uguaglianza e alla non discriminazione di tutti gli alunni, compresi quelli che frequentano le scuole paritarie. È dunque necessario introdurre nelle suindicate lettere il riferimento anche alle scuole paritarie: “istituzioni scolastiche statali e paritarie del sistema nazionale di istruzione”.
Le discriminazioni finora subite dagli studenti disabili delle scuole paritarie vanno finalmente superate, come si è già iniziato a fare nel corso dell’anno 2016 con l’assegnazione di un piccolo contributo alle scuole paritarie per ciascun alunno con disabilità.
Le perplessità che manifestiamo sono quelle già espresse a più riprese dalle associazioni di famiglie con figli con disabilità che giudicano lo schema di decreto in oggetto molto negativo poiché non affronta grossi problemi quali: la formazione dei docenti di sostegno; la continuità didattica; l’adeguatezza del sostegno; la corretta valutazione delle necessità e delle potenzialità degli alunni con disabilità.

2 – Schema di decreto legislativo recante revisione dei percorsi dell’istruzione professionale, nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione, nonché raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale (379)

Il decreto è inadeguato a risolvere il problema del conflitto di competenze tra Stato e Regioni, le cui gravi conseguenze sono manifestate dalla grande disparità di risultati sul territorio nazionale.
Limitando l’autonomia dei centri di formazione professionale e degli altri agenti pubblici e privati sul territorio si indebolisce l’offerta formativa complessiva dello Stato.
Il ritorno ad un ruolo predominante dell’amministrazione centrale potrebbe infatti far perdere il bagaglio di esperienze e know-how acquisite dagli altri enti locali, che hanno contribuito in questi ultimi anni ad arricchire i percorsi dell’istruzione e formazione professionale.
La questione prioritaria deve rimanere il bene degli studenti e i risultati acquisiti dicono chiaramente che i Centri di formazione professionale accreditati, nelle Regioni che li valorizzano, offrono migliori risultati formativi e maggiore successo nella ricerca di lavoro, per cui la loro presenza sul territorio nazionale va sostenuta ed ampliata.
Al riguardo sarebbe elemento qualificante la valorizzazione e l’inclusione nel sistema-scuola di alcuni ottimi percorsi regionali di selezione delle eccellenze scolastiche: i ragazzi hanno “l’intelligenza nelle mani” e le particolarità di ciascun territorio richiedono una maggiore flessibilità e prossimità dei Centri di formazione per adeguarsi alle esigenze del bacino di utenza.

3 – Schema di decreto legislativo recante istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni (380)

Apprezziamo la volontà di includere i bambini nella fascia di età 0-6 anni nei percorsi integrati di educazione e istruzione.
Tuttavia non è sufficiente un auspicato coinvolgimento della famiglia. Soprattutto nella fase evolutiva più delicata dei bambini è invece necessaria la partecipazione attiva delle famiglie nell’educazione dei figli in ambito scolastico: le famiglie non delegano le istituzioni scolastiche ad educare i propri figli, bensì le affiancano in un percorso condiviso di crescita.
Non a caso la Costituzione stabilisce che la responsabilità educativa è dei genitori: occorre pertanto potenziare e disciplinare tale responsabilità mettendo la famiglia al centro del percorso educativo dei bambini 0-6 anni.

Pluralismo
Riteniamo opportuno completare l’attuale sistema di educazione e istruzione 0-6 anni intervenendo nelle realtà dove esistono difficoltà e lacune. Questi interventi devono essere finalizzati a garantire l’effettiva libertà di scelta educativa delle famiglie in un sistema integrato di scuole statali e paritarie in cui lo Stato interviene nell’inquadramento generale e uniforme dei servizi, garantendo però un pluralismo educativo in effettiva parità tra strutture statali e non statali (paritarie, private pubbliche, ecc.).
Riteniamo pertanto fondamentale che la bozza di decreto sia integrata con la previsione specifica della presenza delle scuole paritarie e dei loro organismi rappresentativi nelle fasi di intesa, proposta e gestione dei poli di infanzia, l’inclusione di questi negli organismi di consultazione e l’accesso ai finanziamenti previsti dal decreto.
Patto educativo e partecipazione delle famiglie
All’articolo 1 deve essere prevista la partecipazione dei genitori agli organismi collegiali di rappresentanza scolastica al pari delle altre realtà scolastiche e un diretto coinvolgimento dei genitori all’interno della comunità educativa scolastica.
Per quanto concerne la partecipazione economica delle famiglie (art. 9) riteniamo necessario che al comma 1 sia previsto il parere del FONAGS.
Organizzazione, formazione, autonomia e controllo
Nel rispetto del pluralismo dell’offerta formativa come disciplinato dalla legge n. 62/2000 riteniamo necessario che nella composizione della Commissione di cui all’art. 10 sia prevista espressamente la partecipazione di organismi di rappresentanza delle scuole paritarie.
Proponiamo inoltre che venga estesa la possibilità di interventi anche su ‘aree di proprietà’ di soggetti diversi dagli Enti locali.
Suggeriamo inoltre che ai comuni sia attribuita la programmazione del sistema integrato (art. 7, comma 1, lett. a), garantendo tuttavia l’autonomia dei singoli gestori nell’attuazione del sistema integrato di istruzione.
Sollecitiamo poi che nella formazione del personale di cui all’art. 5, comma 1, lett. c) sia ricompreso anche il personale delle scuole paritarie.
In osservanza del principio della parità e pluralismo educativo, confermato dalla legge n. 62/2000, riteniamo necessario che all’art. 12 comma 2 lettera a) siano aggiunte in calce le parole “e di altri enti promotori anche privati di scuole della prima infanzia”.
E’ chiaro che questo sistema potrebbe essere una esperienza concreta di autonomia e pluralismo delle istituzioni a gestione statale o privata ma tutti con funzione pubblica.
Non possiamo però evitare di sottolineare come l’impostazione dello schema di decreto legislativo è manifestamente centralista. Sarebbe invece più opportuna una maggiore responsabilizzazione delle regioni e dei comuni che sono gli enti più prossimi alle istituzioni educative che si andranno a creare.

4 – Schema di decreto legislativo concernente l’effettività del diritto allo studio attraverso la definizione delle prestazioni, in relazione ai servizi alla persona, con particolare riferimento alle condizioni di disagio e ai servizi strumentali, nonché potenziamento della carta dello studente (381)

Come Forum riteniamo che nel momento attuale in cui le situazioni di difficoltà economica hanno investito milioni di persone e soprattutto le famiglie con figli, il decreto legislativo sul “diritto allo studio” assuma una grande importanza strategica: l’istruzione e l’incremento della conoscenza sono infatti tra i fattori decisivi per l’uscita da condizioni di povertà.

Diritto allo studio per tutti
Essendo il diritto allo studio un compito affidato soprattutto alle Regioni, il Forum ritiene indispensabile un coordinamento nazionale per evitare che differenti azioni sui diversi territori aggiungano ulteriori diseguaglianze ai diritti dei minori.
Siamo perciò favorevoli alla costituzione della Conferenza nazionale per il diritto allo studio (Art. 11) alla quale devono partecipare tutti i soggetti interessati, compresi pertanto gli organismi di rappresentanza delle scuole paritarie.
È evidente poi che prevedere una convocazione l’anno è gravemente insufficiente alle finalità per cui è costituita. Sarebbe più opportuna una convocazione semestrale della Commissione. Analogamente, il rapporto sul diritto allo studio dovrà essere redatto al massimo ogni due anni.
Segnaliamo, come già in precedenza, che escludere gli studenti delle scuole paritarie dalla fruizione di taluni servizi erogati dalle amministrazioni pubbliche viola il principio di uguaglianza e non discriminazione sancito dalla Costituzione. La previsione di cui all’art. 5 va dunque modificata prevedendone l’applicazione anche agli studenti delle scuole paritarie aventi pari requisiti.
Monitoraggio e controllo dell’effettiva applicazione del diritto allo studio
Riteniamo opportuno segnalare, infine, che l’azione di monitoraggio e controllo è certamente più efficace se vengono definiti i LEP (livelli essenziali delle prestazioni).
Tuttavia, non ci si deve fermare alla fase della proposta ma affiancarla con una decisa fase di valutazione dei servizi e dell’efficacia delle prestazioni in relazione all’apprendimento finale, fornendo dunque un giudizio di qualità sui servizi erogati.
E’ poi necessario che il diritto alla libera scelta della scuola sia previsto tra i livelli essenziali delle prestazioni che l’Italia deve garantire a tutti i cittadini studenti, per questo auspichiamo che nell’ottica di uniformità territoriale i servizi e gli interventi offerti da alcune Regioni siano diffusi nelle altre Regioni italiane quali buone pratiche per favorire l’effettiva libertà di educazione e l’effettivo godimento del diritto allo studio.

5 – Schema di decreto legislativo recante norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività (382)

Lo schema di decreto legislativo n. 382 lascia perplessi per la sua eterogeneità e per alcune soluzioni proposte che non convincono appieno.
Uno dei punti a nostro avviso più controverso riguarda l’accostamento uniformante tra cultura umanistica, creatività e made in Italy, quasi fossero sinonimi.
Non sfugge che la millenaria cultura italiana, così articolata e profondamente radicata nelle nostre consuetudini, nonché così universalmente apprezzata richiede soluzioni specifiche che esulano dal sistema produttivo in senso stretto, cui invece fanno riferimento creatività e made in Italy.
La valorizzazione del patrimonio culturale del nostro Paese e la promozione della cultura umanistica richiedono secondo noi maggiori approfondimenti. E anche maggiori finanziamenti e non un provvedimento a costo zero come indicato.

6 – Schema di decreto legislativo recante norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato (384)

Riteniamo importante che la valutazione tenga conto anche dello sviluppo delle competenze degli studenti e che per questo si sia sempre più attenti a personalizzare e innovare i percorsi didattici.
Auspichiamo che davvero siano valorizzati il patto di corresponsabilità e i rapporti scuola-famiglia, trovando le strade per coinvolgere in modo più attivo e partecipe tutti i genitori, e che l’opera di valutazione dell’INVALSI faccia crescere una cultura della valutazione vista come contributo al miglioramento del sistema scolastico.
La valutazione infatti non è competenza solo dei docenti ma proprio perché processo formativo interessa anche i genitori e deve diventare occasione formativa di discussione e approfondimento dei consigli di classe, assemblee e Ptof.
Non riteniamo sufficiente, come si legge in alcune parti dello schema di decreto, che le istituzioni scolastiche si limitino a comunicare alle famiglie gli esiti della valutazione, essendo invece oltremodo necessario analizzarli insieme alle famiglie per trovare le soluzioni più efficaci e idonee all’alunno-figlio.