Ultimo Aggiornamento 11/08/2014
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Il Consultorio Familiare
Per un servizio consultoriale a misura di famiglia

Premessa: Lo sviluppo dei consultori attraverso la normativa nazionale e regionale .
Il 29 luglio 1975, con Legge n. 405, si istituiscono a livello nazionale i Consultori Familiari e nel periodo compreso tra l’aprile del 1976 e l’agosto del 1979, tutte le Regioni e le Province
Autonome hanno recepito la norma con proprie leggi regionali.
Successivamente la Legge 22 maggio 1978 n. 194 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, ha attribuito ai Consultori Familiari compiti rilevanti nell’assistenza alle donne in stato di gravidanza.
Con decreto ministeriale del 24.4.2000 è inserito nel Piano Sanitario 1998/2000 il cd. POMI (Progetto Obiettivo Materno Infantile), che assegna ai consultori un ruolo centrale nella promozione e tutela della salute della donna e dell’età evolutiva, indicando tre progetti strategici: il percorso nascita, adolescenti e prevenzione dei tumori femminili.
Con il trasferimento delle competenze in materia consultoriale alle Regioni con la riforma del Titolo V della Costituzione (legge n. 3 del 18 ottobre 2001), può considerarsi di fatto consolidata l’integrazione delle strutture consultoriali e delle competenze professionali impiegate, in modo del tutto prevalente nell’area sanitaria
Infine, con la legge 28 marzo 2001 n. 191 (“Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”) e successivamente con la legge 19 febbraio 2004, n. 40 (“Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”), si è formalmente allargato il quadro di intervento dei servizi consultoriali e riaffermato per l’adozione e l’affido il ruolo di informazione sulle procedure e sostegno socio-educativo e psicologico, e per la procreazione assistita l’informazione e l’assistenza riguardo ai problemi della sterilità, infertilità e alle tecniche di procreazione.
Il 7 giugno 2012 il Consiglio dei Ministri ha approvato il Piano nazionale per la famiglia, che riconosce la necessità di riformare la legislazione sui Consultori Familiari secondo alcune direttrici fondamentali, meglio sviluppate qui di seguito.

Rilancio e potenziamento dei consultori familiari
“A più di trent’anni dalla loro istituzione, l’organizzazione e le attività dei Consultori Familiari Pubblici necessitano di una profonda rivisitazione della loro filosofia di servizio alla famiglia e di un rilancio e potenziamento complessivi” (Piano Nazionale per la Famiglia, 2012).
Con questo preambolo il primo Piano Nazionale per la Famiglia – L’alleanza italiana per la famiglia, assunto dal Consiglio dei Ministri con propria deliberazione del 7 giugno 2012, introduce alla parte 6° il tema dei servizi consultoriali.
Le ragioni che rendono attuali e necessarie riflessioni propositive sul rilancio del profilo e compiti dei Consultori Familiari, le cui competenze come su ricordato sono ora assegnate alle Regioni, sono da ricercare nella necessità di leggere oggi i nuovi bisogni, le esigenze e le difficoltà emergenti della persona, della coppia e del nucleo familiare, non più in chiave individuale, ma nel loro naturale contesto relazionale. Si riconosce pertanto la necessità di valorizzare la componente sociale all’interno del consultorio, superando così la tendenza alla totale medicalizzazione, che ne ha alterato il ruolo originario.
A tal fine “centrale è il superamento della logica ambulatorial-assistenziale, a vantaggio di una logica sussidiaria e di empowerment che … faciliti lo sviluppo delle risorse personali o di rete” (Piano Nazionale per la Famiglia, 2012) per superare una prospettiva frammentata, individualista e per assumere una prospettiva riflessiva e relazionale.
Un nuovo contesto anche culturale, quindi, che favorisca una ben più ampia integrazione socio - sanitaria nella pianificazione e offerta dei servizi, con azioni di supporto alle relazioni di coppia e a quelle genitoriali nelle diverse fasi del ciclo di vita della famiglia, rafforzando e diffondendo buone pratiche fino ad ora poste in essere, per meglio intercettare i bisogni legati al benessere integrale della persona e non solo quelli di preminente carattere sanitario.
Un dato significativo sulle nuove povertà relazionali e sulle insorgenti problematiche di vita della famiglia, e delle coppie in particolare, è posto in evidenza anche dalla rilevazione Istat del 2010 sulla crescente fragilità dei legami familiari che coinvolge nella sofferenza e nel disagio in misura rilevante i figli minori frequentemente contesi, indebolendo progressivamente il tessuto delle relazioni parentali e sociali, i cui costi si prospettano via via sempre più insostenibili.
I cambiamenti che coinvolgono le famiglie nella nostra società in rapida trasformazione hanno prodotto nuovi bisogni che chiedono ai Consultori Familiari risposte sempre più pertinenti, definendo nuovi spazi d’intervento. In particolare emerge la necessità di sostenere i compiti educativi genitoriali e alla famiglia è chiesto di prendersi cura dei legami che costituiscono la fitta trama che sostiene la persona nel suo processo di crescita e che incrementano la qualità della vita di una comunità. In altre parole potremmo dire che alla famiglia è affidato il compito di promuovere quello che sempre più spesso è definito “capitale sociale”. Anche per questo i consultori sono chiamati a nuovi compiti di ascolto, prevenzione, consulenza e mediazione familiare, non certo di minore interesse e rilevanza per la società civile, arricchendo le competenze professionali necessarie e avvalendosi delle esperienze maturate dalla rete dei Consultori del privato non profit e del volontariato familiare.

Promuovere il benessere relazionale
“Solo dal benessere delle relazioni, e di quelle familiari in particolare, può derivare un pieno benessere delle persone” (Piano Nazionale per la Famiglia, 2012).
Su questo fondamentale presupposto di carattere antropologico il Piano Nazionale considera necessaria e attuale una riforma della legislazione, in particolare sotto il profilo sociologico e nella logica della prevenzione, indicando linee di indirizzo coerenti con l’analisi dei bisogni emergenti in chiave relazionale:
- promozione del benessere familiare e quindi della persona e di ogni membro all’interno della famiglia, suo naturale contesto relazionale, “sostegno alla genitorialità” nelle diverse situazioni e nelle varie fasi del ciclo di vita familiare, con particolare attenzione alle situazioni di maggiore fragilità e criticità;
- “stretta integrazione psico-pedagogica e socio-sanitaria”, superando la riconosciuta polarizzazione del consultorio nell’area sanitaria;
- applicazione del principio di sussidiarietà coinvolgendo come risorse attive e in forma integrata le famiglie, le loro reti consultoriali non profit e le associazioni familiari nella progettazione, gestione e verifica degli interventi disposti;
- flessibilità del servizio, in rete con gli altri servizi territoriali, ivi compresa la cooperazione con le autorità giudiziarie competenti nei procedimenti attinenti al diritto di famiglia;
- formazione permanente degli operatori, revisione e integrazione dei profili professionali introducendo nell’équipe le figure del consulente familiare, dell’educatore, del pedagogista, del mediatore familiare e del mediatore culturale e loro costante confronto con le reti familiari sul territorio.
- centralità del lavoro d’équipe, al quale concorrono esperti di diverse discipline, perché soltanto attraverso l’integrazione delle diverse competenze professionali può essere raggiunto il risultato di un sostegno qualificato alla persona, alla coppia e alla famiglia in difficoltà.
- recupero della previsione della Gestione Sociale del Consultorio, attraverso il coordinamento e integrazione tra rete pubblica dei servizi consultoriali e la rete del privato sociale e delle associazioni familiari, mediante adeguate procedure di accreditamento sociale.
La famiglia, intesa come bene relazione che produce a sua volta beni relazionali, per essere sostenuta ha bisogno di “servizi relazionali” che sappiano, attraverso il lavoro di rete, generare capitale sociale, nella logica della sussidiarietà per sviluppare le potenzialità della famiglia. In questa prospettiva il consultorio familiare può essere visto come un servizio che opera sulle relazioni familiari per potenziare l’alleanza tra i sessi e tra le generazioni. Un servizio, quindi, che centra il suo raggio d’azione non sul singolo quanto piuttosto sulle relazioni familiari.
Per realizzare questi obiettivi il consultorio familiare dovrà collocare il lavoro di sostegno alle famiglie nel più ampio ambito del lavoro di comunità, superando progressivamente il modello ambulatoriale per abitare i luoghi della comunità, attivando percorsi di collaborazione e di integrazione interistituzionale.
La realizzazione dell’Alleanza italiana per la famiglia può sicuramente avvalersi del significativo apporto della rete di circa 300 Consultori Familiari di ispirazione cristiana, già operanti sull’intero territorio nazionale assai prima della legge istitutiva del 1975. Il primo consultorio familiare nasce infatti a Milano nel 1948 nell’ambito delle attività dell’Istituto “La Casa”, promosso da don Paolo Liggeri. I rapporti 2011 sull’attività svolta dalla rete delle strutture aderenti alla Confederazione Italiana dei CIC e a Ucipem, evidenziano l’imponente servizio di ascolto professionale prestato dagli operatori per oltre 150.000 ore, in piena gratuità per gli utenti, con il prezioso apporto delle équipe multidisciplinari e dei volontari, e svelano nel contempo un altro ampio ambito di sussidiarietà con un forte risparmio per il servizio pubblico.

Il Consultorio familiare a tutela della maternità e della vita umana fin dal concepimento
Il Piano Nazionale considera del pari maturi i tempi per la piena attuazione dei compiti assegnati ai Consultori familiari dalla Legge n. 194 del 22 maggio 1978, “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, con particolare riferimento agli artt. 2 e 5.
Il Piano raccomanda l’attivazione del monitoraggio degli interventi atti a sostenere la donna in stato di gravidanza e in difficoltà, per offrirle alternative all’aborto e restituirle la libertà di diventare madre, e in tale prospettiva di:
- rilanciare la centralità del Consultorio nella prevenzione post-concezionale delle IVG al fine di mettere in atto quanto previsto dalla legge in ordine alla tutela della maternità e della vita 
nascente;
- assicurare il sostegno alla donna in gravidanza avvalendosi della collaborazione delle reti del volontariato e delle associazioni familiari accreditate e presenti concretamente sull’intero territorio nazionale, per accompagnare e sostenere donne e famiglie in difficoltà, ma desiderose di portare a termine una gravidanza.
La presenza nell’équipe consultoriale dei medici e del personale sanitario obiettore di coscienza è del tutto coerente con la ratio e le finalità della legge istitutiva. Sostenuti dalle proprie convinzioni etiche, essi si pongono in scienza e coscienza pienamente al servizio e sostegno della maternità, come attori del percorso di accompagnamento sanitario e sociale unitamente ad altri operatori. Quanto poi al rilascio del documento/certificato, di fatto il “lasciapassare” per l’IVG, deve essere rispettata la volontà dei medici obiettori indisponibili alla sua redazione e sarà pertanto cura delle strutture sanitarie locali assicurarne il rilascio.

È evidente l’obiettivo di realizzare concretamente all’interno del Consultorio le condizioni per la piena attuazione della legge, attraverso modalità e contenuti, condivisi tra Azienda Sanitaria, Servizi sociali territorialmente interessati e le Associazioni familiari, che per vocazione tutelano e sostengono la maternità, promuovono il diritto alla vita e facilitano l’accesso della donna al percorso di prevenzione, grazie alla creazione del necessario rapporto di fiducia con gli operatori del consultorio. L’incontro e l’ascolto appaiono risolutivi in particolare nelle situazioni di difficoltà della donna di ordine economico e di comprensibile grave preoccupazione per l’impegno di accudimento del figlio atteso. Determinante ai fini del monitoraggio sull’efficacia e rilevanza sociale delle azioni di prevenzione è la redazione della scheda di rilevazione delle cause inducenti le donne all’IVG, nel pieno rispetto della dovuta riservatezza e segretezza delle informazioni, per la promozione da parte delle Istituzioni di adeguate politiche di prevenzione del fenomeno abortivo.
A tal fine il lavoro di accoglienza, accompagnamento ed aiuto concreto alle donne gravide in difficoltà prestato dalle strutture e volontari dei 329 Centri di Aiuto alla Vita presenti sul nostro territorio nazionale, appare meritevole di ben maggiore considerazione sul piano della sua rilevanza sociale, ed è al tempo stesso testimonianza concreta che la maternità è un valore di rilevanza sociale e un dono non solo personale, ma anche per la coppia, per la famiglia e per l’intera comunità.

L’attualità di una riflessione propositiva e condivisa
“L’emergere delle nuove fragilità e degli odierni bisogni della coppia e della famiglia, comporta ora la necessità di ampliare l’offerta attiva del consultorio, con azioni di supporto alle relazioni di coppia e a quelle genitoriali nelle diverse fasi del ciclo di vita” (Piano Nazionale per la Famiglia, 2012). A tali servizi si chiede di svolgere una funzione educativa e di promozione nel territorio in cui sono ubicati, nella prospettiva del concretamento della comunità educante. Il consultorio familiare può essere luogo di aiuto alla famiglia sia nella direzione del sostegno alla relazione di coppia, mediante la consulenza, sia nella direzione del sostegno ai genitori, mediante l’attivazione di percorsi di formazione.
È, inoltre, innegabile che più recenti valutazioni sulla componente sociale dei servizi offerti, le scoperte scientifiche sostenute da una ricerca sempre più condivisa e comprovante l’identità della vita umana dal concepimento, nonché le autorevoli pronunce sull’intangibilità del diritto all’obiezione di coscienza e sullo status giuridico dell’embrione, definito dalla Corte di Giustizia Europea “come soggetto da tutelarsi in maniera assoluta”, rendano non solo attuale ma anche necessaria una riflessione propositiva sulle tematiche di carattere antropologico che la citata ultratrentennale legislazione italiana istitutiva dei Consultori Familiari sollecita. Necessaria la loro riorganizzazione e il loro rilancio, affinché possano essere sempre più vicini ai nuovi bisogni delle famiglie, offrendo risposte efficaci e promuovendo nuovi spazi di ascolto e di accompagnamento.
Il Forum delle associazioni familiari propone pertanto all’ambito Sociale, Scientifico, Giuridico e naturalmente all’ambito della Politica, del Governo e delle Istituzioni con responsabilità in materia, di dar vita ad un momento di confronto e di dialogo per un serio sforzo di riflessione alla ricerca di nuovi e condivisi orientamenti e linee di indirizzo, perché anche attraverso una conseguente riforma e riorganizzazione delle reti consultoriali, possa più efficacemente realizzarsi l’Alleanza Italiana per la Famiglia, così fortemente auspicata dal Piano Nazionale e motivo di speranza per il futuro.
Le reti dei consultori familiari d’ispirazione cristiana (Ucipem e Confederazione CIC) e
il mondo delle Associazioni e del volontariato familiare porteranno in dote proposte concrete di riforma, potenziamento e rilancio del ruolo e dei compiti consultoriali, il contributo di pensiero di esperti dei vari ambiti, competenze professionali, ma soprattutto testimonianze e buone pratiche sostenute dal più comunitario dei caratteri delle proprie famiglie aderenti: il dono e la gratuità.
(approvato il 14dicembre2012)