Ultimo Aggiornamento 21/11/2014
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La legge Finanziaria è andata, nel tempo, assumendo una rilevanza sempre maggiore. Non è più solo il "bilancio preventivo" dello Stato, ma raccoglie e fissa tutte quelle normative che non riescono ad essere approvate attraverso la legislazione ordinaria. E' quindi importantissimo seguire l'iter di questa legge e se possibile influire su di essa per evitare che alla famiglia venga tolto quel poco che ancora ha.
Da anni il Forum è entrato tra le parti sociali (sindacati e associazioni di categoria) con cui i governi interloquiscono per arrivare ad un testo il più possibile condiviso di questa legge


1.071.348 ITALIANI HANNO CHIESTO UN FISCO A MISURA DI FAMIGLIA

FINANZIARIA 2009. DALLE DETRAZIONI ALLE DEDUZIONI: COME?


Come passare da un regime con detrazioni fiscali ad un sistema a deduzioni dal reddito dei carichi familiari. Il quoziente familiare. Il federalismo fiscale.

Considerazioni sul BIF
Con il sistema BIF (Basic income Family), la tassazione è calcolata sul reddito disponibile, deducendo le spese per il mantenimento delle persone a carico.  Emerge da più studi autorevoli che il costo di mantenimento dei figli è circa costante, indipendentemente dal reddito. Cambia invece il costo destinato all’accrescimento, legato più alle spese e agli investimenti che la famiglia vuole, o può, fare per la qualità della vita dei figli e per il loro futuro (istruzione, vestire, hobby, vacanze,…). Considerando quindi il solo costo di mantenimento è possibile dedurre una cifra pressoché indipendente dal reddito per ogni persona a carico.

Bif ed assegni familiari.
Con il Bif si introduce la tassazione negativa. Quando infatti il reddito è tale da ridursi a zero con le deduzioni previste, si passa ad una elargizione dello Stato alla famiglia (tassa negativa). Con questo principio non è più necessario mantenere l’istituto degli assegni familiari. Un esempio lo si può vedere in fig. 2.
L’ipotesi di partenza è che il costo di mantenimento per ogni persona a carico sia di circa 7000 € e annui (dati dal Sole 24 ore).
Per un approfondimento, anche sui numeri, si consulti il documento del Forum “Dalle detrazioni alle deduzioni: Per un fisco a misura di famiglia”.

Nota sui redditi alti.
Secondo alcuni critici il sistema a deduzione favorisce i redditi alti.
Considerato che il 95% dei redditi denunciati è inferiore a 40.000 €, si può rispondere che è comunque pensabile porre un tetto di reddito per poter usufruire delle deduzioni.
In questo modo si mantiene l’iniquità di far pagare, sopra ad un determinato livello di reddito, imposte anche sui redditi che non si hanno (il costo dei figli), ma è sicuramente meglio accettare questa iniquità sul 5% della popolazione (che essendo a reddito alto può permettersi di assorbire ciò senza problemi) che sul 99% come ora.

Federalismo fiscale
Passando da una situazione fortemente centralizzata ad un prelievo locale più marcato, risulta quanto mai importante definire fin dall’inizio un corretto reddito imponibile. Se questo infatti non è pari alla reale capacità contributiva, si rischia di aggiungere iniquità ad iniquità, scontrandosi tra l’altro con l’art. 53 della Costituzione. Ecco quindi che partire con un reddito imponibile già dedotto dagli oneri dovuti ai carichi familiari, semplifica notevolmente la situazione. Un’altra cosa importante è lasciare alle Regioni un margine di manovra per poter destinare al sostegno e alla promozione della famiglia ulteriori risorse locali eventualmente disponibili.

I principi potrebbero essere quindi:
1.    definire a livello centrale il reddito imponibile già dedotto dagli oneri dovuti ai carichi familiari (Reddito disponibile);
2.    consentire alle Regioni di poter aggiungere ulteriori benefici fiscali alla famiglia, in base alle risorse locali disponibili.

Quoziente familiare
Con il metodo del quoziente familiare l’imposta non è più di tipo individuale, ma riguarda l’intero nucleo familiare. Per il calcolo d’imposta si tiene conto della somma dei redditi di tutti i componenti della famiglia. Il primo effetto che si nota è l’azzeramento della differenza impositiva tra monoreddito e  bireddito (o plurireddito).
I componenti il nucleo familiare possono essere contati ciascuno come unità o parte di unità, introducendo opportune scale di equivalenza. 
Anche questo metodo porta a risultati analoghi al BIF, in termini di tassazione finale, per la famiglia. Ci sono però delle differenze da studiare attentamente (come detto, la differenza di trattamento del monoreddito sul bireddito del Bif e le scale di equivalenza da adottare nel QF).
Una cosa sola è certa: il metodo attuale delle detrazioni d’imposta è il più penalizzante per chi ha compiti di cura.

ANALISI

Confronto tra deduzioni (2006) e detrazioni (2007)
Il sistema di deduzioni è già stato applicato nell’ultima finanziaria del 3° governo Berlusconi.
Analizziamo ora le tasse pagate in meno dalle famiglie mettendo a confronto la manovra finanziaria del 2006 (deduzioni) ed il sistema applicato dal Governo Prodi nel 2007 (detrazioni).
FIG.1
Il risultato finale, in termini di tasse pagate, è influito dall’aumento delle aliquote IRPEF del 2007. Il grafico rappresenta solo la differenza tra i due sistemi ignorando l’effetto dell’aumento delle aliquote, è cioè un confronto relativo alle sole deduzioni/detrazioni.
In entrambe le situazioni non si tiene conto degli assegni familiari.
Come si può notare, le detrazioni si intrecciano con i contorti meccanismi dovuti alle differenti aliquote e dei tetti di limitazione degli interventi per i redditi più alti.
Le situazioni che ne conseguono risultano a volte favorevoli e a volte sfavorevoli per la famiglia. Per eliminare questo effetto, il Governo Prodi ha modificato il regime degli assegni familiari, evidentemente per compensare le situazioni sfavorevoli.
Tenendo conto quindi degli assegni familiari, ne è conseguito un raffronto sempre positivo per il nuovo regime di detrazioni. Sembra una contraddizione, ma questa è dovuta alla quota di deduzione applicata dal Governo Berlusconi, evidentemente troppo bassa.
Nella finanziaria del 2006, si era applicata una deduzione di 2900 € per figlio che decresceva linearmente  fino ad azzerarsi a 85.000 € (95.000 € con 3 e più figli).
COME INTERVENIRE

Si propone qui un sistema che consenta al Governo di decidere quali investimenti fare per la famiglia (si noti: investimenti, non spese), di anno in anno, fino a raggiungere un regime stabile che tenga in effettivo e completo conto i carichi familiari e quindi la reale capacità contributiva.
Agendo sull’entità della deduzione, inserendo un fattore di decremento della deduzione in relazione al reddito (per non favorire eccessivamente i redditi alti), si possono ottenere delle situazioni di equilibrio tali da avere una riduzione degli introiti per lo Stato graduale, anno dopo anno, fino alla situazione ideale da noi auspicata, e cioè 7000 €/figlio a carico, con tassazione anche negativa in un sistema che elimina e sostituisce integralmente gli assegni familiari.
 
Proponiamo un primo gradino nel quale:
1.    si introduca il sistema a deduzione fiscale
2.    sia investita per la famiglia nella prossima manovra finanziaria almeno 1 miliardo di € come minor introito IRPEF per carichi familiari
3.    i tetti di reddito sopra i quali non si applica la deduzione siano decisi in base al reddito disponibile reale (cioè il reddito imponibile lordo dedotto di 7000 €/figlio e persona a carico)

Esempio. Da calcoli che possono presentare qualche limite dovuto alla non disponibilità di dati completi, si può stimare come punto di sostanziale pareggio una deduzione da 2500 € per ciascun componente a carico con decrescita sopra i 30.000 € fino ad azzerarsi a 95.000 € (reddito lordo – 7000 x n° componenti a carico).
In queste condizioni si raggiunge un discreto compromesso, con oneri per lo Stato pari a circa 1 miliardo di euro, inteso come minor introito.
Non si è qui intervenuti sugli assegni familiari. E’ chiaro che il BIF senza tassazione negativa rimane uno strumento non completo. Dai grafici si vede infatti che l’effetto congiunto Imposte – Assegni risulta non migliorativo per i rediti  bassi (rimangono infatti solo gli assegni e quindi non cambia nulla nelle due situazioni). Per intervenire correttamente bisognerebbe applicare per intero il Bif (pendenza delle curve che continua per i redditi bassi) o aumentare come primo intervento gli assegni famigliari  (stimato in 1 miliardi di €) per poi passare successivamente all’unico strumento Bif con tassazione negativa.

Riassumendo.
Una manovra come descritta con un impegno di 1 miliardo di euro, darebbe benefici immediati a 4 milioni di famiglie con redditi da 20.000 € a 70.000 €.
Un ulteriore miliardo di euro per finanziare la tassazione negativa (al posto degli assegni famigliari)  darebbe altresì respiro a 6 milioni di famiglie a reddito basso.
Conclusioni
Un primo passo, come qui descritto, seguito da gradini successivi distribuiti nei prossimi 4 – 5 anni, porterebbe la situazione alla normalità, allineando l’Italia ai paesi più evoluti in questa materia.
Un cambio costituzionale (probabilmente è necessario) consentirebbe anche di passare al quoziente familiare, senza sconvolgimenti. Sono passaggi delicati che vanno sì eseguiti con attenzione, ma eseguiti. 
Si ritiene che questo  sia la strada da intraprendere per far fede alle aspettative delle famiglie italiane che con oltre 1 milione di firme raccolte chiede con forza la giustizia fiscale nel rispetto della Costituzione Italiana (art. 53).
Non ci dimentichiamo che queste nostre richieste rientrano in quelle che sono state le indicazioni elettorali dell’attuale maggioranza. Indicazioni espresse con forza e convinzione in campagna elettorale. Mai come ora pretendiamo e faremo di tutto perché le promesse vengano mantenute. Ce lo chiedono le famiglie, ce lo chiede l’intera Italia che ha nella famiglia la sua risorsa fondamentale.

(11 Settembre 2008)