Il risultato finale, in termini di tasse pagate, è influito dall’aumento delle aliquote IRPEF del 2007. Il grafico rappresenta solo la differenza tra i due sistemi ignorando l’effetto dell’aumento delle aliquote, è cioè un confronto relativo alle sole deduzioni/detrazioni.
In entrambe le situazioni non si tiene conto degli assegni familiari.
Come si può notare, le detrazioni si intrecciano con i contorti meccanismi dovuti alle differenti aliquote e dei tetti di limitazione degli interventi per i redditi più alti.
Le situazioni che ne conseguono risultano a volte favorevoli e a volte sfavorevoli per la famiglia. Per eliminare questo effetto, il Governo Prodi ha modificato il regime degli assegni familiari, evidentemente per compensare le situazioni sfavorevoli.
Tenendo conto quindi degli assegni familiari, ne è conseguito un raffronto sempre positivo per il nuovo regime di detrazioni. Sembra una contraddizione, ma questa è dovuta alla quota di deduzione applicata dal Governo Berlusconi, evidentemente troppo bassa.
Nella finanziaria del 2006, si era applicata una deduzione di 2900 € per figlio che decresceva linearmente fino ad azzerarsi a 85.000 € (95.000 € con 3 e più figli).
COME INTERVENIRE
Si propone qui un sistema che consenta al Governo di decidere quali investimenti fare per la famiglia (si noti: investimenti, non spese), di anno in anno, fino a raggiungere un regime stabile che tenga in effettivo e completo conto i carichi familiari e quindi la reale capacità contributiva.
Agendo sull’entità della deduzione, inserendo un fattore di decremento della deduzione in relazione al reddito (per non favorire eccessivamente i redditi alti), si possono ottenere delle situazioni di equilibrio tali da avere una riduzione degli introiti per lo Stato graduale, anno dopo anno, fino alla situazione ideale da noi auspicata, e cioè 7000 €/figlio a carico, con tassazione anche negativa in un sistema che elimina e sostituisce integralmente gli assegni familiari.
Proponiamo un primo gradino nel quale:
1. si introduca il sistema a deduzione fiscale
2. sia investita per la famiglia nella prossima manovra finanziaria almeno 1 miliardo di € come minor introito IRPEF per carichi familiari
3. i tetti di reddito sopra i quali non si applica la deduzione siano decisi in base al reddito disponibile reale (cioè il reddito imponibile lordo dedotto di 7000 €/figlio e persona a carico)
Esempio. Da calcoli che possono presentare qualche limite dovuto alla non disponibilità di dati completi, si può stimare come punto di sostanziale pareggio una deduzione da 2500 € per ciascun componente a carico con decrescita sopra i 30.000 € fino ad azzerarsi a 95.000 € (reddito lordo – 7000 x n° componenti a carico).
In queste condizioni si raggiunge un discreto compromesso, con oneri per lo Stato pari a circa 1 miliardo di euro, inteso come minor introito.
Non si è qui intervenuti sugli assegni familiari. E’ chiaro che il BIF senza tassazione negativa rimane uno strumento non completo. Dai grafici si vede infatti che l’effetto congiunto Imposte – Assegni risulta non migliorativo per i rediti bassi (rimangono infatti solo gli assegni e quindi non cambia nulla nelle due situazioni). Per intervenire correttamente bisognerebbe applicare per intero il Bif (pendenza delle curve che continua per i redditi bassi) o aumentare come primo intervento gli assegni famigliari (stimato in 1 miliardi di €) per poi passare successivamente all’unico strumento Bif con tassazione negativa.
Riassumendo.
Una manovra come descritta con un impegno di 1 miliardo di euro, darebbe benefici immediati a 4 milioni di famiglie con redditi da 20.000 € a 70.000 €.
Un ulteriore miliardo di euro per finanziare la tassazione negativa (al posto degli assegni famigliari) darebbe altresì respiro a 6 milioni di famiglie a reddito basso.
Conclusioni
Un primo passo, come qui descritto, seguito da gradini successivi distribuiti nei prossimi 4 – 5 anni, porterebbe la situazione alla normalità, allineando l’Italia ai paesi più evoluti in questa materia.
Un cambio costituzionale (probabilmente è necessario) consentirebbe anche di passare al quoziente familiare, senza sconvolgimenti. Sono passaggi delicati che vanno sì eseguiti con attenzione, ma eseguiti.
Si ritiene che questo sia la strada da intraprendere per far fede alle aspettative delle famiglie italiane che con oltre 1 milione di firme raccolte chiede con forza la giustizia fiscale nel rispetto della Costituzione Italiana (art. 53).
Non ci dimentichiamo che queste nostre richieste rientrano in quelle che sono state le indicazioni elettorali dell’attuale maggioranza. Indicazioni espresse con forza e convinzione in campagna elettorale. Mai come ora pretendiamo e faremo di tutto perché le promesse vengano mantenute. Ce lo chiedono le famiglie, ce lo chiede l’intera Italia che ha nella famiglia la sua risorsa fondamentale.
(11 Settembre 2008)