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26 Aprile 2010
VIOLENZA DOMESTICA. PERCHE' LA FAMIGLIA E' STATA LASCIATA SOLA?
“Uccide più la famiglia che mafia, camorra e ‘ndrangheta messe insieme” è stato ripetuto in questi giorni da tanti, e, in qualche caso, con l’aggiunta di un pizzico di soddisfazione contro chi si ostina ancora a difendere la famiglia. Non sappiamo se e quanto questi raffronti siano corretti ed attendibili e neppure se i vari tipi di violenza criminale siano effettivamente comparabili tra loro. Quello che ci sembra di assoluta evidenza è che a far esplodere la follia e la violenza in ambiente domestico è anzitutto la prossimità: insomma, anche nell’esperienza quotidiana si finisce per scaricare nevrosi e stress su chi ci sta intorno. Se scarichiamo sui nostri cari, le persone che ci stanno più vicino, il nervosismo di una giornata di lavoro, perché le situazioni limite dovrebbero avere una sorte ed una vittima diversa?
I casi giunti sulle pagine dei quotidiani riguardano non tanto le “famiglie” in genere ma le famiglie in difficoltà, quelle che si spaccano, quelle che portano carichi di cura e di sofferenza esasperanti. La violenza è il più delle volte legata a rapporti tempestosi conseguenti a separazioni o a fasi critiche, o a sovraccarichi di fatiche e di solitudini di fronte alle sofferenze dei propri congiunti. E’ insomma la patologia del rapporto familiare che innesca la violenza in un mix di rancori, sentimenti traditi e - anche - interessi economici. C’è qualcuno nelle istituzioni che lavora seriamente alla mediazione familiare ed al superamento degli attriti nella coppia? Non sarà che la famiglia è lasciata sola in balia dei molti che dalle separazioni e dalle esasperazioni delle rotture di un rapporto hanno tutto da guadagnarci?
Allo stesso modo non bisogna dimenticare la situazione dell’assistenza psichiatrica. La legge Basaglia, grande conquista di civiltà, con la chiusura di istituzioni spesso disumane, ha però riversato sulla famiglia l’onere e la difficoltà di accogliere chi avrebbe bisogno di assistenza specifica e qualificata. Ai manicomi non è neppure subentrata una qualificata e capillare rete di sostegno sul territorio. Quanti sono i servizi sociali e sanitari che sono in grado di garantire una prevenzione effettiva di recidive o di crisi violente ed incontrollabili? Che altra soluzione ha il familiare posto di fronte ad una situazione difficile o di violenza se non rivolgersi alla polizia e ad imboccare un percorso giudiziario che ha il solo effetto di esasperare ulteriormente gli animi?
La famiglia è una vittima non solo quando si arriva a far violenza o ad uccidere una moglie o un figlio. E’ essa stessa, per prima, la vittima di un sistema che ancora una volta la lascia sola proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di una rete di sostegno e di aiuto.
Di fronte ai drammatici casi di cronaca chiediamo quindi più serietà e rispetto, sia per le sofferenze delle famiglie in cui esplodono queste violenze, sia per il silenzioso lavoro di cura, accoglienza e solidairietà che milioni di famiglie quotidianamente offrono ai propri membri fragili, spesso dentro un assordante silenzio della società.
FRANCESCO BELLETTI







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